22/11/63

Non importa quante volte l’attraverserai: uscirai sempre sul piazzale di una fabbrica tessile di Lisbon Falls, ore 11:58 del 9 settembre 1958. Non importa quanto a lungo resti in quel passato: al ritorno, nel tuo presente, saranno trascorsi due minuti.

Mi sono sempre piaciuti i libri che parlano di viaggi nel tempo e quando ho letto la trama di questo libro, avevo paura fosse un mattone noioso e invece ho dovuto ricredermi. Si tratta di un romanzo ucronico sull’assassinio di Kennedy, tra viaggi nel tempo ed effetto farfalla.

Il tema del ritorno nel passato oltre ad attirare, presenta anche un risvolto più profondo, filosofico e riflessivo: si può cambiare il passato per poi magari avere un futuro migliore? Modificare alcuni grandi eventi della storia avrebbe potuto cambiare le sorti dell’umanità? Alcune catastrofi si potevano evitare?  Dobbiamo anche tenere presente che intervenire nel passato potrebbe modificare il futuro in modo inatteso, non sappiamo come.

Il romanzo è scritto in prima persona. Una scrittura fluida, mai noiosa, ricca di descrizioni sui luoghi e le persone. Pagina dopo pagina si percepisce il grande lavoro di ricerca storica svolto per poter scrivere questo libro, tanto che il lettore si sente davvero immerso nell’atmosfera quotidiana di quegli anni. La società, le cittadine, la natura, le personalità, sono così ben descritte da sembrare reali.

Se vi piacciono i libri sui viaggi nel tempo e non lo avete ancora letto, dovete farlo, perché è uno di quei libri che vi rapirà tanto da rimanevi attaccati fino alla fine della lettura e, senza fare spoiler, dico che quando sei all’ultima riga un senso di nostalgia ti pervade sia per essere arrivati alla fine del libro sia per il finale.

Pagine: 767

Edizione: Sperling & Kupfer, 2014